domenica 5 aprile 2026

Catene homemade

Se potessi vivere con la completa noncuranza di quello che gli altri pensano di me - e senza le necessarie conseguenze delle mie eventuali stranezze -  credo che potrei apparire molto diversa da come mi si vede oggi.

Per prima cosa, smetterei di tingermi i capelli. La cosa mi ha decisamente stufato, ma temo sia l'estremo cambiamento, sia la fase di transizione da un colore all'altro. Capisco perchè molte ci hanno provato proprio durante il lockdown.

Probabilmente avrei anche il coraggio di avere i capelli più corti. Non rasati, quello no, ma decisamente più corti di adesso. Il che mi fa concludere che non sarebbe un gesto di mancata cura di me stessa, visto che dal parrucchiere non ci vado mai, ma proprio di libera espressione di me.

Gli uomini queste cose, queste decisioni, ho l'impressione non facciano molta fatica a prenderle, perchè sono meno condizionati da quel che dice la gente; questo pensiero mi porta a un altro, cioè al fatto che ora mi spiego perchè le donne, quando rimangono sole per tradimento o abbandono o per loro iniziativa facciano molta meno fatica degli uomini a ricominciare: probabilmente si sentono più libere di esprimersi senza temere di essere giudicate o non apprezzate, e infatti i nuovi inizi sono spesso accompagnati da un nuovo taglio - magari drastico, o una tinta azzardata - di capelli.

Tornando a quel che farei io, credo smetterei di depilarmi in estate. Avrei meno problemi ad andare in spiaggia in costume, sebbene l'età mi abbia permesso di ignorare i pensieri ostili sul mio corpo, concentrandomi sull'esperienza del mare piuttosto che sull'apparire.

Altra cosa, metterei solo ed esclusivamente vestiti comodi. Lo faccio già quasi sempre, ma il reggiseno è ancora una trappola mortale, così come le scarpe e i jeans (e infatti sono le tre cose che levo immediatamente entrando in casa). Penso che sceglierei un bel set di pigiami come mise per uscire: un modello per ogni occasione. Sai che goduria? Ammetto che qualche volta sono andata a fare la spesa senza reggiseno; certo, avevo il cappotto, ma l'ho sperimentato come un atto di ribellione libertaria. lo sapevo solo io, ma mi bastava.

In generale, credo sia comunque tutto legato all'apparire, ma fin da quando diventiamo ragazzine siamo circondate da modelli e aspettative che ci fanno strizzare, tirare, allargare, riempire, stringere, rinforzare, lisciare. Colpa degli uomini? Io non credo. Siamo la maggioranza, siamo quelle che generano tutti, che reggono il mondo nella sostanza. Se veramente lo volessimo tutte, ci libereremmo da quelle catene. Il fatto è che siamo noi stesse a crearcele, ognuna aderendo a pochi, miseri e squallidi modelli di alcuni uomini e poi imponendoli a se stesse  e poi a tutte le altre come se fossero imperativi. 

E mentre M. si taglia i capelli anche se gli diciamo tutti che sta male, si veste come vuole, si fa crescere peli lunghissimi sulle sopracciglia, va in giro col berretto e se lo toglie solo per dormire alla faccia della gente che lo guarda e sghignazza di nascosto, insomma dispone del suo corpo come un uomo (cioè al 100%), noi perdiamo la vista togliendoci con le pinzette l'ultimo pelo rimasto che fuoriesce dal costume.

Allora guardo quel quadro famoso, quello in cui la donna che rappresenta la libertà sta al di sopra di tutti, ha i pelazzi sotto le ascelle, i capelli scarmigliati e forse anche sporchi e le tette al vento e la invidio un po'. Lei sì che sapeva il fatto suo.




sabato 28 marzo 2026

Cose di Marzo


Luce, ma anche buio.
L'avocado trasportato fuori casa, come se facesse già caldo (ma non è così).
Pensieri d'estate.
Risotti del venerdì nella pentola di ghisa.
Due gite, un ospite.
Un vestito - il primo, dopo tanto - bianco.
Ancora noci.

Mancanza di Cose

 La vita invecchiando non si fa più semplice, ma più complicata. o forse è solo per chi, come me, vive al 70% nella sua testa. Fatto sta che, in questo turbine di problemi e preoccupazioni e incapacità di stare dietro a tutto, sento tanto la mancanza delle cose. Quelle con la C maiuscola. E' per questo che ricomincerò con le 

mercoledì 19 marzo 2025

Specchi

 Sono dimagrita e ho un nuovo taglio di capelli. Tuttavia la vecchiaia è sempre lì a ricordarmi che ci sarà sempre, e sempre di più, qualcosa di me che non va proprio come vorrei. Perché la vecchiaia è quando sai che in compagnia di persone più alte si vedrà la tua ricrescita e di quelle più basse il tuo collo, che comincia a ricordare quello di un tacchino. Solo lo specchio offuscato di casa ti consola: lì ti vedi alla tua stessa altezza e, a parte le rughe, ormai antiche confidenti, nulla può farti vedere come tutto sta cadendo a pezzi. 


mercoledì 2 ottobre 2024

 

Dopo diciott'anni di onorato servizio, domani il divano arancione, che ci ha accompagnato in due case e ha resistito a una figlia e due gatti(già, non ho ancora parlato del nostro gatto Totoro, anch'esso arancione), verrà portato via per fare spazio a un altro sofà.

La malinconia è tanta, mia figlia (che fatica a staccarsi da tutto: da piccola teneva anche le etichette dei vestiti) ha anche pianto.

Nella foto si vedono, da sinistra: figlia di dieci anni ma che ne dimostra tredici in versione polpo, madre con faccia finto-buona ma che sta per grattare il fondo del barile della pazienza (abbiamo fatto la foto perchè A. non smetteva di miagolare), marito in pigiama che lotta contro il malessere dei 37.2 di febbre.

Insomma, caro divano, ti abbiamo scelto insieme, io e M., anche se il letto, una volta aperto, era la cosa più scomoda del mondo. Su di te restano le unghiate della Pippi e poi di Toto, delle macchie di pennarello mai andate via e qualcosa che dev'essere stato vomito smacchiato male o cibo, tutti regali di nostra figlia da piccola. I tuoi cuscini sono un po' scuciti, hai un odore poco piacevole e sei parzialmente sfondato, ma ho fatto delle meravigliose dormite estive su di te, soprattutto quando ero incinta.

Da quando A. è diventata così lunga, ogni volta che ci mettiamo a guardare la tv in tre è una lotta all'ultimo sangue per il dominio degli spazi. Lei non accetta di mettersi dritta e ci troviamo i suoi piedi in faccia.

Sei ancora bello e accogliente e io la capisco, sai, capisco perchè non voglia lasciarti. Se è così ci sarà un motivo, e il motivo sono io: la prima che fa fatica a lasciare andrare. Ma abbiamo diritto a cambiare.

Il nuovo divano sarà verde petrolio, più largo e soprattutto permetterà a ciascuno di noi di allungarsi in avanti, se lo vorrà. Temo un po' la seduta poco profonda, ma sono disposta a rischiare. Domani tornando da scuola lo troveremo lì, ad aspettarci.

Avrei preferito che lo prendesse un amico, per andarlo a trovare qualche volta, ma nessuno si prende la briga di venirsi a caricare un divano di due metri e mezzo.

Addio, dunque.

lunedì 13 maggio 2024

L'orto segreto


 Oggi, dopo tanto tempo, ho dato una ripulita a quello che era una volta l'orto, il giardino.

Una vita concentrata sulla routine e cinghiali pressochè stanziali nel nostro terreno mi hanno fatto dimenticare di quello che mi faceva stare bene. 

La terra, il lavoro, il tornare a casa stanca dopo aver trafficato al sole proprio attaccata a casa: improvvisamente mi è tornato alla mente che cosa, insieme alla scrittura, allevia le mie sofferenze, mi dà pace, un senso di compiutezza e dà un senso alle cose.

Ma c'è di più: coltivare la terra, lavorare, far crescere ortaggi, raccoglierli sono per me terapeutici in modo immediato e pratico. Mentre scrivere mi toglie i pensieri, li fa sciogliere e li riordina, sistemando la matassa che ho in testa aggrovigliata, l'orto, dalla progettazione alla fatica alla realizzazione è un atto creativo, anzi, procreativo.

Le fatiche danno risultati, danno compiutezza, concretizzazione di qualcosa, e questo non succede spesso nella scrittura.

Come oggi raccontavo ad Agata, che ha lavorato con me perchè è uscita da scuola piena di energie positive e voglia di stare all'aria aperta(domani infatti piove), uno dei miei sogni ricorrenti più belli e vividi è quello che ha a che fare con l'orto: apro la finestra (a volte è quella del bagno, che dà sul terreno, a volte quella di casa dei miei nonni o altra) e mi accorgo che il posto che mi ero dimenticata di avere, il mio vecchio orto dimenticato, ha dato dei frutti enormi, meravigliosi e vari; ogni suo angolo apparentemente selvatico ne è ricco e io sono così felice, estasiata, piena.

Chissà che direbbe uno psicologo di questo sogno. Forse spero che prima o poi quel qualcosa che c'è dentro di me e che soffoco da troppo tempo prima o poi venga alla luce e magari proprio inaspettatamente e in modo prorompente.

Nella mia immaginazione di bambina il mio libro preferito è sempre stato il giardino segreto, proprio nella parte in cui Mary trova la chiave e poi scopre non solo un giardino nascosto dai rampicanti, ma all'interno dello stesso giardino i fiori e i bulbi più belli sono solo coperti o soffocati, ma pronti a rifiorire nella loro sfolgorante bellezza.

sabato 11 maggio 2024

Maggio


 E fu così che tornarono le rane, e con loro il caldo, le sere tiepide, il senso di libertà.

L'estate, con il fiume che scorreva piano; l'acqua più sottile che mormorava.

Niente mi dava pace e un senso di gratitudine come il gracidare di casa mia.

Finchè torneranno le rane, ci sarà sempre speranza, sempre possibilità di ritorni, di vita.

Di notti che cullano i sogni lenti.

Quando morirò, pensatemi in una sera di maggio, e lì mi troverete.