venerdì 31 maggio 2013

Quello che sono

Ultimamente mi capita spesso di trovarmi a discutere, seppur pacificamente, con generi di persone diverse a causa delle mie idee che non sempre trovano condivisione. In effetti, se ci penso, dopo un po' che la gente inizia a conoscermi vengo bollata come "la particolare", e non è che mi dispiaccia, anzi, ma il risultato è che faccio l'alternativa senza trovare, nella stragrande maggioranza del comune volgo, qualcuno che la pensi come me.
Così mi sento sola.
E' arrivato il momento di sviscerare le mie idee pubblicamente(per quanto possa essere un blog così poco frequentato) e dire a tutti quello che sono. Così, sempre che qualcuno passi di qui, ove non troverò pietosa accondiscendenza o silenzio, potrò magari spuntare qualche minima espressione di solidarietà. 
Cosa sono, dunque?
Sono quella che pensava di fare i miracoli da bambina (e non solo), che scrive quando ha bisogno di scrivere, che si sente di sinistra quando si intende per sinistra parità di diritti, equità, rispetto, uguaglianza; che passa il suo tempo libero a zappare nell'orto, che ha scelto di non mangiare animali, adottare un bambino e vivere in campagna, lontano dalla famiglia, che piange quando vede un animale che soffre ma che fa fatica a piangere per la sofferenza interiore; sono quella che è favorevole all'adozione da parte degli omosessuali, che non ama i ruoli prestabiliti, che vorrebbe la donna al lavoro e il marito a casa, che balla di nascosto, che soffre di crisi di astinenza dal cacao, che si offende ma sa perdonare, un po' ipocondriaca, miope, golosa, pigra, che sogna tanto e ricorda e parla e parla di continuo.
Sono questo e molto di più, ma sono questo oggi, non si sa domani, perchè tendo all'evoluzione, alla ricerca del benessere, e quindi domani chissà, sarò qualcosa di più e qualcosa di meno.

martedì 28 maggio 2013

Caro bambino,

avessi visto quante aspiranti mamme, quanti papà, c'erano ieri davanti a quella porta verde. Tutti speravano, fremevano, sognavano di averti tra le braccia, di poterti cullare, amare, curare, di fare di te un figlio e di loro stessi genitori. Ti abbiamo immaginato in sedici, abbiamo pianto, passato notti in bianco, sperato di essere scelti per te. Nessuno, se non gli interessati stessi, può immaginare le emozioni della coppia che è stata eletta per farti da famiglia. Difficile anche spiegare le emozioni delle mamme e dei papà scartati, dopo averti visto, ciascuno in modo diverso, in una culla nella loro casa.

Ti auguro una vita serena, felice, sana, e la auguro anche ai tuoi fortunati neogenitori. Anche loro, dopotutto, meritavano di diventarlo.

Spero che, un giorno, ti racconteranno di quella porta, e di quel momento in cui sei diventato figlio nei cuori di tutti, prima ancora che in quello di due persone.