mercoledì 22 dicembre 2010

23 dicembre

La gatta spezza i miei propositi di sonno svegliandomi alle sei perchè vuole mangiare, ed è già in ritardo di mezz'ora.
In cucina fa freddo, è buio, e la lampadina a basso consumo con accensione lenta non aiuta. Accendo la stufa, che scalda quasi subito. Scaldo il latte nel pentolino e ci metto dentro un po' di caffè della napoletana di ieri sera. Colazione delle feste, al posto del solito tè.
Mi siedo. Fuori un po' rischiara, ma piove.
E' vacanza, finalmente.

lunedì 8 novembre 2010

La routine


Ultimamente mi piace l'idea di scappare, andare a fare un viaggio senza troppe comodità, proprio come ho fatto in anni di inter rail. Nonostante la sveglia alle 5 e mezza del mattino e l'età non più da adolescente, non mi sento una persona stressata o stanca e ho ancora diritto ad uno svago spartano.
Magari è la crisi anticipata di mezza età, o il libro che sto leggendo, ma ho voglia di emigrare. Non so se tornerei, però, una volta partita.

Al di là di queste voglie in cui nessuno mi seguirà comincio a godere adesso dei piccoli piaceri di quella che normalmente viene chiamata routine, ma che per me non è ancora del tutto cominciata. Stare in cucina a giocare a scarabeo con la stufa accesa, invitare amici a pranzo, andar per boschi a raccogliere reperti vegetali improbabili o visitare, nei fine settimana, uno dei soliti incantevoli paesi di pietra dell'entroterra ligure, ecco che cos'è per me la routine, il bello dell'autunno. E poi ci sono le sere con M. sul divano arancione, con la coperta addosso e i piedi in faccia; mangiare a tavola una cena preparata con calma, svegliarsi il sabato mattina e stare un bel po' nel letto, fare una colazione luculliana con il sole tiepido che illumina la cucina. Dopo un'estate di concerti, la routine è quello che desidero di più al mondo.
Più di una gita on the road. Per quella, aspetterò i cinquanta.

martedì 2 novembre 2010

Memorie dal terrazzo

Oggi, tornando a casa, ho saputo che è morta la vecchietta che aveva il terrazzo di fianco al mio. In primavera, quando avevo il gesso alla gamba, e poi quest'estate, facevamo due chiacchiere al mattino, ma mi sentiva tutto il paese perchè lei era un po' sorda e bisognava gridare per farsi sentire. A volte bastava chiedersi come va, sentir parlare dei suoi acciacchi, due considerazioni sul tempo, e tanti saluti.
L'avevo conosciuta, sempre dal terrazzo, poco prima di iniziare i lavori in casa. Lei mi aveva fatto il solito sorriso e mi aveva detto che era contenta che qualcuno fosse arrivato a stare lì, così potevo tirarla su se cadeva, visto che viveva sola.
Non era mai caduta per fortuna e non ero mai andata a tirarla su, ma mi aveva invitato a casa sua, una sera di luglio, e mi aveva raccontato qualcosa di sè, mostrato la foto del marito e regalato della frutta. Voleva offrirmi un caffè, ma quel giorno avevo un appuntamento per cena e non potevo fermarmi. Non mi sembrava carino dirle che non bevo caffè.
Mi sarebbe piaciuto andarla a trovare qualche altra volta e far finta di bere un caffè con lei. Quando conosci una persona da vecchia non importa che vita abbia fatto o quali errori o scelte sbagliate, le dai una nuova possibilità per essere ascoltata e giudicata, crei un legame del tutto particolare, e a me sarebbe piaciuto bearmi dei suoi racconti di gioventù nei pomeriggi d'inverno.
Qualche giorno fa, dopo molti di assenza, eccola di nuovo sul terrazzo a prendersi i tiepidi raggi di sole del mattino. Ho avuto l'influenza, mi ha detto, e sorridendo mi ha salutato l'ultima volta per poi rientrare in casa.
E' morta nel sonno nella notte tra sabato e domenica, mi hanno detto. Non se n'è nemmeno accorta. Davanti alla porta, oggi, tanti parenti vestiti di scuro.
Non sono sicura di ricordare il suo nome, ma nelle mattine di sole continuerò a guardare, come per riflesso, verso il suo terrazzo.

domenica 31 ottobre 2010

Addio alla bontà

Sono sempre stata considerata una persona buona. La prima è stata mia madre, che ha riposto in me ogni aspettativa positiva al riguardo. Quando ho potuto ho praticato la compassione, sono diventata vegetariana esclusivamente per motivi etici e non posso sentir parlare di torture e pena di morte. Sono fortemente empatica e, tutto sommato, lo sono ancora. Tutti dicono che sono buona, anche i miei alunni.
Calma e buona, ecco gli appellativi di una vita.
Ma ora è il momento di finirla, almeno in parte. La bontà può uccidere o perlomeno farti vivere una vita di soprusi, se non stai attento. E io sto imparando, finalmente, a farmi valere. A dire di tutto a chi mi maltratta o mi ha fatto un torto. So che tutto questo non è molto zen, ma mi sento stranamente forte, vitale, insomma: meglio.
Alla veneranda età di 36 anni mi stanno crescendo le palle..meglio tardi che mai.

Altra pioggia

Una domenica di pioggia, ecco cosa mi riserva oggi l'autunno.
Potrei sfidare l'umidità e le gocce d'acqua, fare la spesa per tutta la settimana, sguazzare con gli stivali reduci dall'ultima alluvione,ma no.
Oggi si sta in casa. Basta non cedere all'accidia, per viverci bene. Passare mezza giornata davanti alla stufa in cucina, parlare col gatto che dorme da dodici ore, guardare ogni tanto fuori la piega che prendono le gocce fini e fitte.
Occorre arrendersi all'inevitabile: niente passeggiate al tiepido sole oggi, niente lavori in giardino nè lavatrici in funzione. Tutto è bagnato e non servirebbe asciugare, non basterebbe.
In questa semi-immobilità forzata ci può essere dell'ottimismo, però: basta accendere lo stereo e mettere un pezzo pieno di energia a tutto volume, mettere in moto le braccia e le gambe, riordinare l'armadio, mettere in ordine quello che sta fermo nello stesso posto da mesi.
Intanto, prima o poi il sole tornerà. Torneranno il lavoro, le alzate alle cinque del mattino, i problemi quotidiani, i piatti da lavare e i panni da stirare.
Alla fine, meglio godersela questa uggiosa giornata d'autunno.

mercoledì 6 ottobre 2010

martedì 5 ottobre 2010

Altre cose d'ottobre


Pioggia torrenziale.
Due viaggi in mezzo all'alluvione con l'acqua alle ginocchia.
Il freddo pungente nelle lenzuola.
Il fiume in piena, che guasta il sonno.
Il buio che arriva presto e copre tutto di cecità per le cose belle.
La luce che salta.
La pelle che sbiadisce.
Una discussione con uno psicopatico.

Menomale che c'è cose d'ottobre.

sabato 2 ottobre 2010

Cose d'ottobre


Il prato pieno di margherite gialle.
Un abbraccio inaspettato.
Due visite.
Un po' di pioggia.
La seconda zuppa.
Il mio compleanno.
Sogni di foglie secche.
Le prime castagne.
La paura del freddo e, insieme, la voglia di accendere la stufa.

lunedì 27 settembre 2010

Paese mio

Venerdì sera io e M. siamo stati invitati alla riunione della pro loco del paese. Un invito ufficiale, da parte di un personaggio rilevante. Così, ci siamo andati. Ci siamo trovati ad ascoltare discorsi sui lavori del campo sportivo, sugli incassi della festa di settembre e sulla necessità di aiuti per la sagra delle caldarroste di domenica prossima. Era comne essere un po' parte della nuova realtà e un po' fuori luogo.
Il fatto è che mi sento sempre un'estranea. Da quando sono andata via da genova, sei anni fa, mi sono sentita una cittadina fuor d'acqua. Un atteggiamento un po' altezzoso, in effetti, ma non fa per me la beata ignoranza di campagna. Mi sta bene fare lavori duri, stare nei campi e imparare la saggezza contadina, ma quando torno a casa, pur circondata da fiori e alberi, mi piace crogiolarmi altezzosamente davanti al calore dei miei libri, tra le mie stampe poco convenzionali, nella tecnologia installata in casa, sul mio divano arancione comprato in città.

venerdì 24 settembre 2010

Psico attitudini


Psicopatici: io ne conosco, e tanti.
Credo di avere un lumino, un segnale, qualcosa che li attiri, giusto come la luce per gli insetti notturni. Perchè fin da giovanissima ci ho avuto a che fare continuamente.
Cominciamo con i maniaci dell'autobus: quelli che accerchiano, i feticisti dei piedi che si spalmano per terra a toccarti le scarpe infangate, quello che ti annusa la testa.
Una volta mi sono infatuata di uno che si è rivelato poi un pericolosissimo borderline, ma ormai era troppo tardi, ero invischiata.
Ho avuto insegnati psicopatici, ho incontrato alunni, genitori, ho avuto persino amici psicopatici, mio malgrado.
Perchè i matti mi parlano. Mi vedono e cominciano a parlare,e da lì non si scollano; mi trovano accogliente, tollerante e materna.
La follia, le ossessioni, le mono o pluri manie, le nevrosi, ansie, paranoie sfiorano quotidianamente la nostra vita.
Ecco, diciamo che la mia ne è un po' più che sfiorata. Più o meno investita.

domenica 19 settembre 2010

i capelli

Mai stata una fissata dell'acconciatura, nè una che cambia pettinatura spesso, anzi sono una conservatrice al limite della pedanteria.
Però sono una che si guarda in giro. per capire quello che mi può piacere guardo gli altri, prima delle vetrine. Per le scarpe, soprattutto, ma anche per dettagli come borse o cappotti.
Ultimamente ho deciso di cambiare qualcosa nella mia pettinatura. Un anno fa mio padre mi ha detto che alla mia età ormai non posso più tenere i capelli lunghi come un'adolescente (cretinata), ma qualcosa in me ha fatto click, anche se non voleva, ed eccomi a guardare in giro le pettinature e i tagli. Ne ho visti tanti ma non ce n'è uno che mi dica.
Ad un tratto mi ritorna alla memoria il viso di una bambina anni fa, ad un concerto di M. Ecco la mia pettinatura!! Certo, mi pareva strano che la copiassi da una persona adulta.
E' una specie di caschetto ma non corto, con davanti le punte più lunghe.
In un'afosa mattina d'estate decido che un parrucchiere non mi soddisferà mai e prendo le forbici.
Effettuare da sola questa operazione su di me mi dà un senso di onnipotenza, così procedo.
Da madonna addolorata il mio taglio diventa da persona più allegra, ma quello che ho creato non ha niente a che fare col caschetto.
Alle prime, nessuno si accorge che mi sono tagliata i capelli.
a quell'episodio ne sono seguiti altri. Dopo la doccia, da un mese a questa parte, mi dò un'aggiustatina con le forbici. Non è malaccio, anche se credo di stare cascando in un atteggiamento compulsivo come la signora di Edward mani di forbice. Nessuno ci fa ancora caso, però.
forse quando mi presenterò pelata mi diranno qualcosa, chi lo sa.

sabato 18 settembre 2010

Attese

Rieccoci. Domani si ricomincia.
Stanotte impiegherò il doppio del tempo per addormentarmi. Già adesso soffro di oscuri malesseri ignoti, o non soffro abbastanza per malesseri noti.
Ma, nervosismo a parte, sono piacevolmente ansiosa. Credo che non sia una sensazione molto diversa da quella che provano i bambini poco prima del primo giorno di scuola. Contenta di vedere i miei alunni, consapevole della futura stanchezza, delle inevitabili frustrazioni, preoccupata per le novità che mi sono state imposte, elettrizzata per le idee che mi sono venute di recente. Io, come tanti altri, appartengo a quella categoria di adulti che non smetteranno mai di andare a scuola, almeno non prima dei sessantacinque anni.
L'estate è stata lunga,ma ho l'impressione di non essermela goduta abbastanza. Vorrei ancora andare al mare, fare cose, uscire la sera. Le giornate sono tiepide e scopro per la prima volta da quando abito qui che la fine dell'estate in campagna è il momento più bello dell'anno.

Non mi resta che godermi questa ultima frizzante domenica mattina e far colazione con un'improbabile brioche dello spaccio del paese.

martedì 17 agosto 2010

Cosa sono io

L'estate per un'insegnante è l'occasione per liberarsi dei piccoli pesi legati alla sua professione: uno spazio di libertà in cui non essere più la "maestra Giulia" ma solo Giulia, in cui dedicarmi alle cose per cui ho di solito poco tempo, vedere le amiche, essere di nuovo quello che ero una volta, senza ruoli pubblici. Dire pure un po' di parolacce, ogni tanto.
Non che io in classe sia qualcosa di così diverso da quello che sono a casa: col tempo ho imparato ad essere il più possibile me stessa, evitando di recitare un ruolo non consono alla mia personalità. E poi sarebbe troppo difficile, anche volendolo. A volte a casa mi si rimprovera di salire in cattedra e di fare la maestrina.
Certo è che in estate io sono di nuovo io, a tutto tondo, libera di esprimermi senza autocontrollo.

Perchè, allora, da un po' di tempo i musicisti che suonano con M. e persino il tecnico del suono hanno preso a chiamarmi "maestra giulia"???

giovedì 12 agosto 2010

Cose d'agosto


Sei pomodori perini, ancora acerbi.
Un breve temporale.
Un viaggio a caccia di olio taggiasco.
Un albero di limone.
Un ibisco.
Pasta al sugo, salatini e guaranà.
Una lampada verde pistacchio.
La scoperta esaltante di un muretto carico di grappoli d'uva, in giardino.

martedì 27 luglio 2010

La puzza


So di avere già scritto, da qualche parte, degli odori, ma qui si tratta proprio di puzza, in tutto e per tutto.
Sono figlia di mio padre. Per anni ha sempre fatto sceneggiate per quelle che riteneva fossero puzze tremende in casa: il detersivo, l'ammorbidente, la candeggina di mia madre. Con il naso sa capire dove è stata la frutta prima di arrivargli sulla tavola e, da chimico qual è, trova odori sconosciuti o impossibili da decifrare.
Spesso lo si sente dire che qualcosa sa di acido fenico.
Io, col naso che mi ritrovo, non potevo essere da meno. Mai ai suoi livelli, ma ci vado vicino.
Quando abitavo a Savona ho impedito che la casa della vicina andasse a fuoco, e di conseguenza la nostra, perchè sentivo una puzza di bruciato che nessuno sentiva.
I proprietari della casa in cui abitiamo ora avevano un cane; ogni volta che passo davanti alle finestre di legno della cucina io sento puzza di cane e mi viene nausea.
Non posso dare da mangiare al gatto in casa, specialmente quelle pappe maleodoranti che l'industria per animali ci propina, perchè mi vengono veri e propri conati di vomito. Ma non è tanto la mia reazione ad essere strana: il fatto è che nessuno sente così forti gli odori - anzi, le puzze - che sento io.
Quando andavo alle superiori andavo male in matematica. Ho odiato la fisica con tutta me stessa, non riuscivo a capirci un tubo. Così i miei mi hanno mandato a ripetizione da un ragazzo - direi uomo ormai - che viveva con la madre, in casa indossava le pattine e me le faceva mettere anche a me e, una volta alla scrivania, minuscola e nella sua camera, si toglieva le scarpe.
Non ho mai patito un supplizio simile come in quel periodo in tutta la vita : I piedi gli puzzavano in modo violento. Mi sedevo a quel tavolo microscopico pregando, ogni volta, di non risentire quell'odore, ma niente.

Eppure io, che sono così sensibile e schifiltosa, amo le mie puzze come una mamma ama le puzze del proprio bambino.
Mi sono familiari, come mi è familiare l'odore (che poi tanto gradevole non è) di casa dei miei quando viene aperta dopo un mese in cui sono stati in vacanza.

Chissà, un giorno forse amerò anch'io la puzza di cane delle mie finestre. Basta farci l'abitudine.

domenica 25 luglio 2010

Matrimoni

Ieri io e M. siamo stati ad un matrimonio di amici. Corteo con i motorini, un gran casino e lo sposo portato su un'ape perchè gli si è rotta la vespa.
Mi piace andare ai matrimoni di amici, e ad oggi se ne sono sposati un bel po'. Ho fatto due volte la testimone e uno la damigella, di azzurro vestita.
Questa volta abbiamo conosciuto dei ragazzi molto simpatici, così ci abbiamo anche guadagnato due nuovi amici. Mi ricordo che una volta un vicino di tavolo si è presentato come don Giovanni, così ho pensato a una battuta e gli ho fatto una sonora risata in faccia. Peccato che fosse un prete.

Insomma, ai matrimoni in genere mi diverto.
Noi, invece, conviviamo.
So che sposarsi per moltissime donne è un coronamento d'amore, il giorno più bello della vita o quasi. Per la maggior parte è un traguardo, un obiettivo.
Per me no. E non ho avuto genitori separati o modelli che mi abbiano fatto perdere la fiducia nell'istituzione. Non ne sento la necessità. Lo trovo inutile, visto che vivo come se fossi sposata: conto in comune, casa comprata insieme, suoceri e nipoti e parenti tutti.Diventa necessario nella nostra società solo perchè la nostra società è strutturata male, perchè non tutela chi non si sposa.
Eppure la mia migliore amica sostiene che con il matrimonio qualcosa cambia. Ci si dà un po' più per scontati, dice, mentre nella convivenza ognuno è potenzialmente libero, sceglie di stare con l'altro ogni giorno.
Mah. Io se penso di stare al centro dell'attenzione per una giornata intera, agghindata di tutto punto ho un attacco di claustrofobia, mi viene da scappare. E poi il pensiero dei parenti, degli invitati non graditi, delle cose "che vanno fatte" mi dà l'allergia.
In fondo in fondo io predico bene e razzolo male, lo so: come quella volta che ho detto che non volevo festeggiare san valentino, ma quando M. se n'è dimenticato ed è arrivato due ore in ritardo me la sono presa.

Non è che non mi voglia sposare mai, ecco. L'idea di celebrare l'amore è bellissima. Ma trovo difficile se non impossibile che le cose, nel caso ci si decida, vadano come voglio io, così lascio stare.

Te lo immagini un matrimonio in comune, magari con rito indù, con quattro invitati a testa, il vestito di tutti i giorni e un rinfresco nel mio giardino con torte salate fatte in casa?

sabato 24 luglio 2010

Gnam

Il mio pasto preferito è la colazione.
Farei colazione a pranzo e a cena. persino a colazione.
D'estate mi piace farla in terrazzo, ma presto, quando in giro non c'è nessuno e il sole non ha ancora fatto capolino. Io non bevo caffé, non mi piace, quindi vado di té freddo a litri, succo di frutta ghiacciato, pane burro e marmellata o miele, yogurt, magari brioche, se M. scende a comprarla, ma capitava a Savona; adesso dovrebbe fare 5 chilometri per trovare un panettiere, quindi si mangia solo al bar.
D'inverno l'odore delle brioches nei bar al mattino presto mi mette la nausea; se le mangio a casa invece è diverso.
Mi piacciono le brioches al cioccolato, quelle vuote e alla crema. Quelle alla marmellata mi schifano.
Il dolce sul dolce mi schifa, come i biscotti con la marmellata. La panna mi schifa, specialmente se non accompagnata.
D'inverno c'è la colazione dei giorni feriali e quella dei festivi. Quando lavoro e mi sveglio alle sei meno un quarto la colazione fa schifo: tre biscotti e succo caldo, pure di fretta. In quei momenti la colazione non è più il mio pasto preferito.
Nei festivi e quando entro tardi a scuola faccio la colazione come dovrebbe essere: seduta, con calma, impiego circa un'ora per il mio té con biscotti. Ne puccio tanti da far finire il tè.
Latte non ne bevo, ma occasionalmente faccio un caffelatte con poco caffé. Devo avere proprio tanta, tanta fame.

Non mi dispiace la colazione al bar, ma preferisco di gran lunga farla a casa e in compagnia. Non c'è niente di meglio, nella giornata, di quella mezz'ora in cui, in imbambolata contemplazione di una tazza, riprendo lentamente i contatti col mondo.


giovedì 22 luglio 2010

Una finestra sul non so che

La tv pullula di trasmissioni e telefilm in cui donne ancora giovani vedono comparire davanti ai loro occhi fantasmi di morti ammazzati e non, oppure assistono ad avvenimenti inverosimili. Forse le protagoniste sono donne perchè la maggior parte degli uomini si dimostra più razionale, pratico. Il famoso sesto senso esiste, se non altro per ragioni evolutive. Si tratta di avere un poì di orecchio, oppure occhi aperti per ricevere informazioni non razionalmente esplicabili, almeno non subito. Una predisposizione che porta a guardare cogliendo aspetti differenti.
Oggi la questione evolutiva c'entra relativamente: credo che questa attitudine dipenda in parte dall'educazione. Avere intorno adulti che accettano la possibilità dell'esistenza di qualcosa che non può essere spiegato con il comune raziocinio aiuta. Aiuta anche non superare del tutto l'infanzia, età in cui tutto questo è naturale.
Io non so chi e che cosa mi abbia portato a questo, ma io sono una di quelle.
Non vedo morti ammazzati, per carità, ma nella mia vita fin'ora ho collezionato una serie di aneddoti assurdi che mi diverto a raccontare nelle sere d'inverno.

Per esempio, ieri notte mentre tornavo a casa ho quasi investito una specie di armadillo. L'ho guardato bene, ero sicura, anche se M., che guidava la macchina davanti alla mia, sostiene che fosse un cane. A me non cambia le cose, perchè sono sicura che lui non l'abbia ossrvato attentamente.
Da bambina ho visto - almeno, così ricordo - il fantasma della mia bisnonna nel corridoio, in piedi, con la camicia da notte e una candela in mano.
La vista non mi ha spaventata, in fondo era in casa sua.

Sono convinta che le assurdità che mi capita di vedere una spiegazione, almeno la maggior parte, ce l'abbiano. Il fatto è che non ho bisogno di saperlo. Un mondo con animali inverosimili che passeggiano per la strada di casa o parenti defunti che si fanno vedere di tanto in tanto è molto più ricco e interessante di uno che contiene solo fatti scontati e logici.

mercoledì 21 luglio 2010

Cronache dal caldo

E' la mia prima estate nella casa nuova; i problemi e i pensieri non sono finiti ma si comincia a respirare un po' di tranquillità. E' un'estate con elementi di continuità rispetto alle precedenti, ma anche profondamente diversa.
M. è sempre in viaggio per concerti, quindi anche stavolta dispongo di molto tempo da gestire autonomamente. Restano le serate in giro per l'Italia anche per me, gli ospiti irlandesi e non a dormire in casa nostra, il gran caldo, ma per la prima volta ho sul serio l'impressione di essere in vacanza. Se non ho voglia di andare al mare esco sul terrazzo o faccio il bagno nel fiume qui sotto, e non c'è più la sensazione di essere in prigione che avevo quando stavamo a Savona. Andare in città, girare per librerie e saldi, prendere un aperitivo sono diventati piaceri occasionali e intenzionali, non più una specie di imposizione scontata.

E poi che faccio? Ogni tanto mi diverto con i miei nipoti o con le mie amiche. Lavo camicie, non stiro, faccio male il letto, vivo di té freddo, pane e pomodori, bagno le piante vestita come una pazza per non farmi mangiare dagli insetti, vegeto sul letto o sul divano, strapazzo Pippi, ascolto la musica, leggo un libro di Paasilinna.
Ora scappo, c'è il mercato oggi.





lunedì 19 luglio 2010

Nuovi acquisti

Tre muri con cappotto. Un telo di cotone a fiori azzurri. Dieci piantine di pomodori.
Una gatta, Pippi, bianca e nera, che ci ha scelto ed abita con noi da un mese.
Venerdì il primo bagno in mare, quest'anno con quasi due mesi di ritardo. Acqua caldissima, limpida come il cielo sopra la testa.
La vita continua anche senza le parole.

giovedì 3 giugno 2010

Svolte

Sono stufa di stare ferma a contemplare la natura, di osservarla fiorire e ronzare.
La mia sopportazione nei confronti di questo governo e delle sue attività è finita. Sono stanca di essere governata da loschi individui che si permettono di scrivere lettere per redarguire una scuola per aver suonato "bella ciao" ad un concerto. Di avere un capriccioso e mitomane imperatore che fa quello che gli comoda e rivolta la realtà su sua misura.
Basta.
Sono pronta per la rivoluzione.
Ma, ora, chi li sveglia gli zombi che popolano il paese in cui vivo?

domenica 30 maggio 2010

Dietro le persiane

Ultimamente quando parlo con amici e colleghe mi sembra di essere in mezzo a una riunione clandestina.
Dopo aver parlato del più e del meno, delle solite cose, di novità personali si finisce sempre nello stesso argomento: il governo, la politica, l'economia, berlusconi.
Io sono sempre più preoccupata. Lo sono per le manovre del governo, per la limitazione della libertà, per la situazione economica. Piano piano finiremo economicamente come la Grecia e politicamente come una qualsiasi delle varie dittature ancora esistenti. La gente perde il lavoro, aumentano le società che falliscono. Io ho lo stipendio congelato per tre anni e M. non ce l'ha da quattro mesi.
Eppure la cosa che mi preoccupa di più è la reazione della gente. Anzi, la mancanza di reazione. Leggiamo i giornali e ne vediamo di tutti i colori. Ma l'indignazione, la rabbia, i pensieri durano poco più di un istante. Magari si fanno risentire quando ci confrontiamo con dei simili che la pensano come noi, ma la realtà è che tutto ci tocca troppo poco; per quanto la nostra situazione personale possa essere problematica, non vantaggiosa o ben poco idilliaca ci chiudiamo dietro alle nostre persiane, ci rintaniamo nei nostri letti, sotto le nostre coperte, ci mettiamo con le gambe sotto i nostri tavoli e andiamo avanti. Sentendoci, tutto sommato, al sicuro: ci sentiamo indenni. Intanto tutto quello che leggiamo, vediamo e sentiamo non ci sta succedendo.

Ancora per il momento, però. Non siamo tanto lontani dal raggiungere le situazioni che sono presenti sui giornali o, peggio, quelle che nessuno vede e di cui nessuno parla. Ogni giorno intere famiglie si ritrovano senza lavoro o senza casa ma ai nostri occhi sono solo una breve intervista sentita alla radio o un servizio alla tv con il volto oscurato.
La società che ci ha portato fin qua ci ha reso indifferenti, egoisti, chiusi. La maggior parte di noi manca totalmente di consapevolezza, empatia, altruismo, e anche con la consapevolezza non siamo in grado di far valere i nostri diritti, di unirci in una coscienza comune. Com'è possibile? I magistrati protestano, i precari protestano, i commercianti protestano, ognuno chiuso nella sua piccolezza di categoria o di genere. I sindacati non esistono più nel senso originario del termine e quando ci sono non sanno guardare al di là del loro naso.
La globalizzazione ha dato all'umanità solo gusti e informazioni perlopiù commerciali, ma non è stata capace di darle una coscienza comune.
Che è l'unica cosa che ora potrebbe almeno risollevarci, se non salvarci.

martedì 25 maggio 2010

Voglio un papà

Il mal di testa fa brutti scherzi.
Non solo il mal di testa, ma anche il brutto tempo. E le discussioni.
Sul tavolo si ammucchiano fogli e preventivi per rifare il terrazzo e la veranda; si parla di soldi, di avvocati e di muratori che pulluleranno quest'estate per casa, impedendomi, se vorrò, di girare in mutande. E dire che abbiamo traslocato in campagna per stare tranquilli.
Così ho capito cosa voglio veramente, adesso.

Voglio un papà. Non necessariamente quello biologico. Quello ce l'ho. Ora è in montagna e tra pochi giorni partirà con mia madre per la Corsica. Da quando sono in pensione (anni e anni ormai) quei due non fanno altro che andare in vacanza.
No, io voglio un papà in casa. Di quelli che non sai mai se ci sono cose finanziarie o burocratiche da fare, perchè se ne sono già occupati loro. Di quelli che ti rassicurano e ti dicono "ci penso io". Che sanno quando scade l'assicurazione, il bollo, che controllano le bollette per vedere se è tutto ok e poi le pagano, che chiamano l'idraulico o magari aggiustano le cose da soli. E tu non ti sei accorto nemmeno del guasto.
M. è come me: giovane, inesperto e forse anche un pelo meno attento alle cose. Così, in occasioni come questa sento mancare la terra sotto i piedi e desidero con tutta me stessa che un padre-tutore prenda in mano la situazione e, in silenzio, sottovoce, mi dica "non ti preoccupare, penso a tutto io".

Questo è l'aspetto dell'essere adulta che detesto. Bisognerà avvertirli, i bambini.

venerdì 21 maggio 2010

Confessioni e giustificazioni


A casa mi si rimprovera di aver cambiato troppo il tono del blog; mi si dice che il sarcasmo e le parole talvolta graffianti si sono fatti da parte per un rammollito accento bucolico tutto dedito alla campagna e all'orto.
In parte è vero, non posso farci niente. Ci sono varie fasi nella vita e in questa uno dei miei sogni di bambina - vivere in contatto con la natura - si sta realizzando; non posso che godermelo e dedicare ad esso i miei più alti pensieri.
Come faccio a non pensare alle piante che crescono, quando qui è tutto un fiorire e un ronzare? Ho mazzolini di fiori di campo in cucina ogni giorno, petali di rose e di fiori d'arancio ad essiccare in ogni angolo, infusi sperimentali e scie odorose diverse in ogni stanza; la sera mangiamo fuori con i lumini in barattolo accesi e nel quasi-prato che ho seminato ci sono fragole di bosco mature. In più c'è un gran da fare per togliere la sterpaglia dal terreno e levare i detriti.
Insomma, da un certo punto di vista la mia vita si è impoverita di un certo tipo di stimoli (meno occasioni per andare al cinema e per negozi, meno cultura urbana) ma si è arricchita di altri.
I giornali, però, li leggo e il telegiornale lo guardo.
Mi sono accorta benissimo che la bocca della verità si sta piano piano chiudendo. Un bel bavaglio alla stampa è stato già messo e oggi sento che le scuole sono state ammonite dal governo perchè non dovrebbero parlar male del suo operato. Siamo alle solite.
Ho sentito della morte di Sanguineti; avevo seguito delle lezioni all'università con lui, conosciuto la figlia e mi è dispiaciuto molto.
Per non parlare della faccenda della soap pedo-pornografica dei preti. Uno schifo.
Quello che voglio dire è che nel mondo mi ci sento ancora, nonostante vi sembri meno immersa. Solo che i discorsi amari li faccio a casa e non li riporto sul blog.

Prometto solennemente che, non appena mi tornerà la vena sarcastica, farò urlare la penna, come da copione.
Domani, però, vado a raccogliere le margherite.

La triste fine di renato il piscione


Il gatto piscione, che io e M. avevamo battezzato Renato e che mieteva vittime tra tutti i gatti del circondario pisciando a destra e a manca prepotentemente, è stato fatto castrare dai vicini. Una signora, poi, si è offerta di prenderselo in casa (non sa cos'ha fatto, visto che la sua pipì non puzzerà più ma continuerà a spruzzare di qua e di là).
Così la dittatura di Renato è terminata. Ora potremo tutti lasciare porte aperte e oggetti sul terrazzo senza ritrovarci brutte sorprese.
Alla fine, viene da pensare, ha avuto quello che si meritava. Proprio lui, che esibiva virilità e dominio, ora si troverà senza palle e in casa di una tenera vecchietta che non lo farà più uscire.
Ecco, è esattamente quello che vorrei si verificasse in Italia.
Oggi sono ottimista.
Ma sì, prima o poi succederà.

martedì 11 maggio 2010

Curry per cena

Grandi novità.
la mia vita di nullafacente sotto infortunio sta per finire. L'inail ha decretato che posso tornare a scuola.

Da lunedì si comincia.
Ed ecco che il tempo, che fino a poco fa mi sembrava dilatato, improvvisamente si restringe. Non ho letto abbastanza, non ho dormito abbastanza, non ho visto abbastanza amici. E' sempre così, non ci faccio granchè caso.
Guardo fuori e piove. Che schifo. Accenderei la stufa.
M. ai fornelli cucina cibo indiano e io me ne sto qui, sentendo il profumo di cipolla, curry e mandorle che sfrigolano.
Da lunedì torno ufficialmente sana. Come sono strani, i confini.

martedì 4 maggio 2010

Un puma in giardino


Ho cercato di attirarlo con la menta appena raccolta, ma pare non essere vegetariano...

La prima rosa di maggio




Pensieri ingessati


Sono pacifica e pacifista. Però i fatti di questi anni, le ingiustizie legalizzate, l'assurdità di certe situazioni politiche e sociali mi fanno ribollire il sangue.
Che la bandiera della libertà e dell'amore siano sventolate da chi non ha niente a che fare con questi concetti è una vera propria eresia.

Sono pronta alla rivoluzione, se e quando scoppierà.
Sarei scesa in piazza anche con il gesso, se necessario.

Pioggia rock

Piove ancora, di nuovo, e pioverà tutta la settimana.
Sono stufa di aspettare che la bella stagione arrivi in modo un po' più definitivo, così ho deciso di far finta di niente. Mi accontento di essere riuscita, alla fine, almeno a spegnere i caloriferi.
Oggi, nonostante questo tentativo di nonchalance, resterò probabilmente chiusa in casa: la mia andatura lenta mi farebbe arrivare in un luogo chiuso ormai fradicia. tuttavia la primavera è arrivata, io sono fresca di riposo forzato e le energie, seppur solo potenziali, non mi mancano.
Avrei voglia di ascoltare un po' di rock.

Vado in salotto e comincio a scrutare le centinaia di cd appesi al muro. Musica classica. Musica etnica. Musica irlandese. Musica irlandese. Musica jazz. Ancora musica irlandese.
Poi, una piccola sezione di pop ormai vecchio e poco interessante.
Rimpiango le cassette che sono rimaste dai miei. Nella mia fase rock-metallara e poi post sessantottina e settantottina avevo raccolto un discreto numero di classici del genere. Ma, ahimè, l'era nuova è arrivata e noi, sebbene dotati di giradischi (ma i dischi di vinile che abbiamo sono quasi solo di blues), non abbiamo il mangiacassette.
Vivere con un musicista è un privilegio; se si escludono le numerose assenze serali ed estive per la tournée, si conoscono musiche e persone interessanti, si sta immersi in un brodo di sentimenti e cultura quotidiano e ogni anno in casa abbiamo ospiti dalla verde irlanda.
Peccato che spesso i musicisti curino e conoscano bene la musica del loro genere, ma non mostrino di essere molto aperti agli altri.
Così, niente rock. Il rock va ascoltato con il volume giusto; sarà pure, in certe sue espressioni, più semplice e magari assordante di altre musiche, ma è pura esplosione di energia adrenalinica.

Ricorrerò alla rete, allora. Mi basta un rock modesto, per ora, sentimentale.
Poi si vedrà.

lunedì 3 maggio 2010

Cadute e messaggi


Ieri, mentre arrancavo scendendo le scale di casa di amici, ho iniziato a fare una riflessione (eh, sì, qualche volta succede).
Non è per fare la vittima, ma mi sono accorta che la mia vita è costellata di cadute, più o meno rovinose. Sono una personcina tranquilla, poco avvezza al movimento ma piuttosto dedita alla contemplazione. Un po' ebete, forse, sbadata e distratta. A pensarci, forse il problema è soprattutto qui.
Uno dei miei primi ricordi di bambina ha per oggetto proprio una caduta. Avrò avuto quattro, cinque anni ed ero andata con mia mamma a trovare i nonni. A ritorno, dopo i saluti ed i primi tre gradini, io e lei siamo rotolate giù, facendoci tutta la prima rampa in contorsione. Risultato: due ginocchia sbucciate, una per uno.
Qualche anno dopo sono caduta dal tavolo della cucina, su cui amavo stazionare. mi sono fatta male ad un orecchio e sono andata in giro per anni mostrando orgogliosa le orecchie, dicendo che una volta "me le ero rotte".
Sono caduta anche dal fasciatoio, ma questo non me lo posso ricordare. la leggenda di famiglia narra che il nonno, che mi stava cambiando, mi abbia schiacciato il bernoccolo con un coltello, di piatto.
Dopo le prime cadute non me ne sono fatte di certo mancare. la mia specialità erano le scale; l'estate della maturità, tutta contenta e in procinto di partire con la mia amica per la biennale di Venezia, sono caduta sulle scale della stazione con uno zaino di una decina di chili sulle spalle. Risultato: una distorsione mal curata.
Non parliamo delle cadute sugli sci, quando ancora avevo un fidanzato maniaco di questo sport: la prima volta sulle piste mi sono accartocciata malamente, detestando tutto quello e tutti quelli che avevo intorno.
Fratture, però, non me ne erano mai capitate fino ad oggi, a parte a una o due dita dei piedi. adesso cerco di claudicare e fare fisioterapia, sperando che sia l'ultima volta.

Qualche volta il nostro corpo ci dice più o meno gentilmente di cosa ha bisogno. Ora, ti chiedo, dopo trentacinque anni, o corpo, cosa stai cercando di dirmi?
Perchè io, sai, non ho mica capito.

sabato 24 aprile 2010

Odori

Ah, gli odori. All'universo femminile appartiene una sensibilità accresciuta per questo aspetto della percezione.
Oggi ho tentato di camminare nel mio terreno incolto; nonostante sia dispiaciuta di non aver potuto iniziare a mettere su un orto, un po' mi piace questo aspetto selvatico della natura, tanto più che è primavera, e mi piace ancora di più sapere che ho un pezzetto di terra in cui sono legittimata a stare tutto il tempo che desidero e a godere dei suoi frutti inaspettati.


Dell'orto forse si diventa gelosi: si cinta, si protegge, si teme che il raccolto vada perduto o rubato. Con la terra non addomesticata è diverso.


Arrancando con una stampella sono riuscita a trovare della menta (anche se ho qualche dubbio...e se mi avveleno con un té?)e dei ranuncoli, oltre a un'infinità di strani scarafaggi, ragni, farfalle e ho felicemente scoperto di essere la proprietaria di un albero di amarene in fiore.


I fiori e le erbette che ho raccolto li ho messi a bagno in un vasetto di vetro e, mentre li sistemavo, il loro profumo mi ha fatto tornare in mente le estati passate in campagna con i nonni. Al mattino io e mio nonno facevamo una lunga passeggiata e a ritorno proponevo di raccogliere un mazzolino di fiori di campo per la nonna. Avevano proprio quell'odore.


In questi giorni in cui ero ingessata, come ho accennato nel precedente post, il bucato lo ha fatto gentilmente mia suocera. Oggi, mentre mi trovavo abbracciata con M., ho sentito l'odore di quando uscivamo insieme i primi tempi e mi sono tornate alla mente tutte le emozioni correlate. Non era altro che il detersivo che usava e usa tutt'ora. Non lo comprerei mai, ma devo dirle grazie per questo regalo inaspettato.


Gli odori hanno un potere enorme. Sono capaci, tramite un senso solo, di rievocarne molti.
Da bambina io e la mia amica Anna passavamo ore in bagno, sedute a turno sul water, a farci reciprocamente annusare a occhi chiusi lozioni, creme e profumi delle nostre mamme, per vedere se ci facevano tornare qualcosa alla mente.
Quando sono andata a stare per conto mio mi sono portata via un cucchiaio di legno che era in casa dei miei genitori: aveva l'odore della loro cucina e pensavo mi avrebbe accompagnato nella nuova casa. Invece adesso non sa più di sughi cotti a lungo e conserve, ma di spezie e verdure saltate.

Per riattivare la memoria non c'è senso più intimo, intenso dell'olfatto.
La mia migliore amica ha un odore buonissimo di cose morbide e di muschio bianco, la mia prima casa sapeva di polvere e questa sa di legno.
Chissà che odore hanno Berlusconi, Bondi, Ratzinger.
Certe volte penso che sia un bene che il mio naso non arrivi dove arrivano gli altri sensi.

giovedì 22 aprile 2010

Il tempo del malleolo


E' da tanto che non scrivo, ma non per mancanza di tempo, anzi: il tempo ultimamente non mi è mancato proprio. Un mese fa mi sono rotta una caviglia e sono stata fino all'altro ieri su un piede solo, tra il letto e il divano, senza poter appoggiare quello ingessato.

Ironia della sorte, sono caduta fracassandomi il malleolo mentre camminavo su un attraversamento pedonale andando a un collegio docenti...e leggendo il catalogo di un negozio di articoli tecnologici. Stavo cercando un pc portatile in offerta, perchè questo sta per esalare l'ultimo respiro.

Avessi avuto il portatile avrei passato momenti migliori qui in prigione, invece di riempirmi la testa e gli occhi di vecchie collane di fantascienza di mio padre e puntate pomeridiane della Signora del West.

Avevo anche pensato di imparare a suonare la tromba, ma la voglia di fare, proprio quando avrei avuto modo di applicarmi, è scemata.

Niente prato, dunque, niente orto, e proprio nel periodo migliore dell'anno. Gli alberi sono fioriti, i miei bulbi esplosi, gli uccelli e gli insetti sfrecciavano davanti al mio naso, ma non ho potuto godere del pullulare dei pollini se non da immobile spettatrice.

Ne ho ancora per un po', ma ora sto in piedi e faccio qualche timido passo anche senza stampelle.

I miei alunni piangono e la supplente che hanno mandato al mio posto è un cane, ma devo farmene una ragione. Ho tentato di vivere secondo la filosofia di Pollyanna, cercando il bello nel brutto. Qualcosa in effetti ho imparato e sto imparando. A dover dipendere dagli altri, innanzitutto. A chiedere aiuto. A non avere il controllo su tutto ed accettare che qualcuno che gentilmente mi ha fatto la spesa infili nel mio frigo un Danaos di Danone senza che possa dire "bah" o usi per il mio bucato un detersivo inquinante.

Intanto le ortiche stanno riempiendo il terreno dove dovrà nascere l'orto. Oggi o domani proverò a scendere e ci farò una zuppa.

venerdì 19 marzo 2010

animali a mezzanotte


Cosa si può fare all'una meno venti di venerdì sera, finito un film, senza sonno e con l'aria primaverile al naso nonostante un temporale e previsioni orribili per il weekend?

Le oche qui sotto starnazzano, mi accorgo ora di avere una molletta da bucato addosso senza aver fatto il bucato e non so che altro fare se non aspettare.
O anche scrivere.


Ho il terrazzo pieno di bulbi ed esperimenti botanici. Ho iniziato a zappare in giardino per seminare un po' di prato e fiori e sono rimasta con la schiena dura tutta la settimana.


Il gatto-renato è stato debellato definitivamente, con un semplice spruzzino opportunamente utilizzato al momento del suo passaggio. Ora quando mi vede tira dritto, pronto a riempire di botte tutti i gatti del vicinato.
Un po' voglia di avere un gattino mi è venuta, anche se preferirei un cane. L'altro giorno ho avuto per un pomeriggio un cucciolo in casa che è stato tutto il tempo davanti alla stufa a succhiarsi la zampa. L'avevo trovato sotto un cespuglio nell'orto, in cui nel frattempo ho trovato un pollaio, alberi di alloro e motozappe del '15-'18. Poi si è scoperto essere il gatto dei vicini, scappato forse dallo stronzo renato.
Nemmeno una tartaruga mi dispiacerebbe. Di terra, s'intende.

Anche una capra, visto che non ho nessuna intenzione di tagliare il prato. Sempre che venga su, visto che mi hanno venduto i semi scaduti.
Però poi magari mangerebbe anche i fiori e cadrei nel famoso dilemma "salvare capra e cavoli", dove la capra è una capra e i cavoli sono una metafora degli ortaggi in generale.
Insomma, il pensiero su che animale avere è incombente.

Ma poi lo so che arriverà M., che degli animali fa allegramente a meno, a farmi discorsi totalmente intortanti e convincenti sul fatto che gli animali devono essere liberi, che non si devono possedere, e poi come si sentono soli, e proprio io non dovrei volerli tenere costretti e blablabla, e alla fine mi convince.




Ecco, una casa per gli uccelli.
Quelli sono solo di passaggio.

O no?

lunedì 8 marzo 2010

Donne e de-cretini




Sto perdendo colpi. Ho fatto volare quasi un mese, con tutte le cose che avevo da scrivere.

Pazienza.

Da gennaio continuo ad andare al lavoro in treno, come ai vecchi tempi. Non è malaccio ma ultimamente scarseggiano i bei libri da leggere, nella mia libreria.

Da quando le giornate si sono allungate mi piace guardare fuori e basta. Il mare si vede poco, tra una galleria e l'altra, ma ultimamente curioso con più intensità tra le case schiacciate tra i binari e il mare. Spesso hanno piccoli, graziosi giardini pensili o terrazze improbabili. Sono umide, muschiose, ma hanno il loro fascino di cose vecchie e nascoste.


Sono stufa di protestare per le faccende politiche. Nell'aria, nel web, sui giornali si accumulano parole su parole e le cose non cambiano. E' così evidente, il re è così nudo che non ne posso più.

Ci vuole un miracolo, qualcosa di così grosso che faccia esplodere tutto senza che nessuno possa dire ma nè bah. Possibilmente non la fine del mondo.


Oggi è la festa della donna e, dopo anni di alzate di spalle, quest'anno ho sentito di nuovo il bisogno di festeggiarla. Le mie amiche purtroppo non ci sono e il mio desiderio di tornare ai vecchi otto marzo(parlo dei sedici-diciassette anni in cui giravamo col rametto di mimosa addosso e ci vedevamo la sera con scatole di biscotti bicolore e lasagne fatte in casa)resta tale.

C'è bisogno, ogni tanto, di chiuderci in un cerchio di vicinanza, comprensione, solidarietà. Non solo per ricordare l'evento che ha dato vita a questa festività, non solo perchè i diritti delle donne sono stati per secoli ignorati nè semplicemente perchè il miracolo della vita ha una dimensione femminile.

E' la complessità, che va rammentata. Le donne sono generalmente più complesse, e gli uomini lo sanno bene, perchè per loro spesso questo è una complicazione. Ma nella complessità c'è una serie di sfaccettature a volte indecifrabili per le donne stesse. C'è forza, fragilità, determinazione, umiltà, vanità, creatività, umanità.

Perciò fa bene, ogni tanto, alle donne, stare intorno a un tavolo, o strette, per la strada, insieme ad altre donne. Solo con il proprio genere non si sente il bisogno di spiegare la nebulosa di pensieri e fermento che ogni tanto ci prende. La festa della donna andrebbe celebrata in intimità e senza uomini - nemmeno quelli che si spogliano, per intenderci - .

Ma questa è ovviamente la mia personalissima idea.


Per finire, un jingle formulato sul treno delle 6 e 44 dedicato al felice periodo storico in cui tutti - uomini e donne - stiamo sguazzando.


Sei un killer latitante od un ladro recidivo?

hai fregato tanta gente però vuoi restar giulivo?

sta' tranquillo, su al potere

c'è chi fa proprio al tuo caso:

se gli doni il tuo sedere

ecco che, sotto il tuo naso,

ti prepara un de-cretino

su misura, e il malandrino,

ripulito in ogni canto,

con la legge torna...santo.






mercoledì 10 febbraio 2010

Neve e telefilm


Cominciamo coi luoghi comuni.

Cavolo, non ricordo un inverno così freddo.
Questa volta è vero, però. Dopo aver fatto per un paio d'anni un sogno ricorrente in cui guardavo cadere la neve dalla finestra, ecco l'anno della neve. Una settimana sì e una no, neve a go-go.

Potrebbe essere l'incipit di una canzone demenziale, ma è proprio così. Spesso al mattino mi ritrovo a raschiare il parabrezza con la carta family dell'ikea per liberarlo dal ghiaccio e la sera andiamo a letto con la borsa dell'acqua calda sotto le coperte. Sì che sono andata a vivere in campagna, ma sono a 75 metri sul livello del mare..

Il troppo stroppia, non se ne può proprio più.
Eppure domenica c'era un sole così caldo che nella veranda per un'ora ci sono stati trenta gradi. Da zero a 30 in dodici ore, un'escursione termica degna del deserto.

Oggi, che ho il pomeriggio semi-libero, dopo aver lavato il terrazzo lercio mi sono infilata in cucina, con la solita stufa accesa e caricata a tappo. Mi sono fatta ben due tè di seguito(non più alla rosa, ma neri col limone, che altrimenti mi si macchiano i denti) e ho acceso la tv. Matrigna di figli succubi o un po' ingrati, ma ogni tanto modesta intrattenitrice.
A metà pomeriggio la rai ripropina vecchi telefilm in mancanza d'altro, ma stavolta mi ha trovato favorevole. Ecco dunque iniziare, alle quattro e qualcosa, La signora del west.
E io mi attacco al televisore.

Lo so. Predico tanto di tv spazzatura e poi mi metto a guardare per la terza o quarta volta una serie dove una donna con poche capacità attoriali fa strusciare sulla sabbia del west selvaggio le sue vesti floreali con tanto di marito belloccio tra il rude e il figo, un po' sporco come piace a me ma molto etico e umanitario.

Non posso farci niente, l'unione di vita in campagna e ideali femministi mi affascina.

D'altronde non è l'unico telefilm che gradisco. Sono una seguace di Lost, lo sono stata di twin peaks, dei visitors, di heroes, di medium. Forse anche di qualcosa di molto meno dignitoso, ma non mi viene in mente.


Domani, a detta del colonnello Giuliacci, ci sarà la nevicata "forse maggiore della storia".
La carta Family non mi servirà stavolta.Spero non mi colga a quaranta km da qua. Molto meglio che ci seppellisca in nottata e ci permetta, domani, di star chiusi in casa, con la stufa, a farci delle pere di etico west.

mercoledì 3 febbraio 2010

Il gatto

Con il mio trasloco nella nuova casa ho acquistato, senza saperlo, anche un animale. Ho sempre desiderato averne uno dopo la morte del mio porcellino d'india, una decina di anni fa, e del mio pesce Paco, una ventina. Però questa adozione forzata non è stata desiderata nè felice.

L'animale - renato - è piuttosto una bestia e di domestico ha veramente poco.
Nei paesi di campagna, si sa, girano tanti gatti. Qualcuno li nutre e li cura, ma sono per la maggior parte gatti di campagna. Di quelli che cacciano topi e miagolano alla luna.
Quando, a ottobre, ho cominciato a dare il colore ai muri, avrei dovuto intuire che tra i vari gatti che giravano sul terrazzo ce n'era uno con troppe pretese. Tentava di entrare e non perdeva l'occasione di farlo a tradimento. Poi, finalmente, ha svelato la sua indole e, mentre ero in bilico sulla scala a imbiancare il soffitto della cucina, si è infilato sotto il muretto del lavandino e ci ha pisciato.
Il vicino ci ha detto che era dei proprietari precedenti e noi, mossi da pietà cristiana, ci siamo inteneriti, l'abbiamo perdonato perchè in fondo segnava il suo territorio e l'abbiamo semi-accolto, comprandogli croccantini puzzolenti e facendogli le carezze quando si presentava l'occasione.
Renato è un bel gatto bianco e grigio, per niente denutrito nonostante mesi di stenti che ama la compagnia: dova vai lui viene, se ti chini lui arriva, miagola di continuo e, al mattino, te lo trovi davanti alla porta di casa, pronto per essere calpestato, che si crogiola al sole. Se è in vena si rotola, mostra la pancia come i cani, si fa fare pressochè di tutto.
Questo è quello che mostra alle persone che ci vengono a trovare.
Loro però non vedono veramente. Soprattutto non si fanno scrupoli a darmi dell'incivile. Io, vegetariana, che lascio un gatto al freddo nelle sere d'inverno. Eresia!
ma io gli animali li rispetto, mica li amo tutti per forza indifferentemente. Come le persone.
E renato mi è tremendamente scaduto molto in fretta. ho fatto i miei sforzi. L'ho fatto entrare in cucina quando c'era la neve, l'ho accarezzato, nutrito; alla fine dalla disperazione gli ho comprato la sabbietta e tutto quanto. Ma lui, dotato di palle, non molla. Gli piace pisciare, non c'è che dire. Ci prova gusto. Se entra in casa piscia, e lo fa anche fuori, ovunque. Tutta la casa è circondata da un alone di piscio. ha pisciato sulle persiane, sull'ombrello, sui ciclamini, sulla cesta delle tovaglie, su quella del bucato, sul frigo, sulle tendine in cucina, sul muro dentro e fuori casa.
Non ne posso più.
Volevamo abbandonarlo e ci hanno dato degli incivili.
Abbiamo tentato di regalarlo e ci hanno fatto sentire delle merde.
e quello, intanto, miagola e guarda. E si rotola, rufiano com'è. E ora che mi preparo a fare un orto, piscerà sulla verdura.

Come se continuasse a ricordare che questa è casa sua, non mia.
Prima o poi gli mollo una pisciatina tutto intorno alla casa. Poi vediamo che fa.

lunedì 1 febbraio 2010

Viva l'ammore

Duemiladieci, anno della tigre (mio segno nell'oroscopo cinese). Berlusconi scopre l'amore.
Berlusconi perdona o quasi.
Berlusconi ama il prossimo. Anche la prossima.
Berlusconi, attenzione attenzione, ha sogni, proprio come Martin luther King.
Berlusconi è super partes, così super che non pensa sia neanche il caso di presentarsi in tribunale. Lì, si sa, non vige la legge dell'amore.
Berlusconi ha trovato finalmente la strada della santità; forse ha un guru new age post yuppies che lo consiglia da un confessionale ad Arcore.
Forse lo sta indirizzando al mestiere di profeta.
Grazie a questo nuovo orientamento, Berlusconi consola.
Berlusconi rassicura.
Berlusconi predice.

Se non fosse più che paradossale invece di ridere piangerei.

domenica 31 gennaio 2010

Oggi, tra gli sterpi del giardino

Due lavandini.
Persiane.
Calze da donna.
Gusci di lumache.
Piastrelle.
Un cestino di ferro.
Due flaconi di plastica.
Un piatto di ceramica.
Un cancello arrugginito.

sabato 30 gennaio 2010

Il giardino segreto

Sabato. Dopo un risveglio umido e uggioso corredato da un fastidioso mal di schiena è spuntato il sole.
Così ho iniziato a levare le erbacce dal giardino. Chiamarlo giardino è un paradosso: piuttosto selva inaccessibile, terreno abbandonato, deposito di detriti e oasi delle erbe infestanti, alcune alte più di due metri.
Piano piano, con i miei guanti da meno di un euro comprati qualche anno fa in svezia, ho spezzato, spostato, arrancato, divelto.
Soprattutto, devo dire, ho scoperto: una carriola arrugginita, due lavandini, vasi rotti di terracotta, una persiana, legno marcio e scarafaggi morti di freddo.
Ho rivissuto le emozioni che vivevo da bambina, quando si andava, la domenica, ad esplorare vecchie rovine e paesi abbandonati.
Adesso il giardino, almeno nella parte bassa, è libero. Sembra più grande, ma indifeso.
Il piacere di lavorare all'aperto, con le mani, in mezzo al verde è impagabile.

venerdì 29 gennaio 2010

Vita in campagna

Allora.
Eccomi qui, col solito tè sulla scrivania (che mai finisco, perchè si raffredda subito) davanti allo schermo del pc montato a muro troppo in basso e anche storto.
Prima di ritornare a scritture di vita quotidiana, piccoli e grandi eventi, proteste contro i media e altro - insomma, alla routine del blog - ci vuole una prefazione che mi collochi nel nuovo posto in cui vivo. Un contesto, niente di più.
Da dove comincio?
Mi rivolgerò ai sensi, per rendere le cose più semplici.

Udito.
Niente più sirene, ambulanze, macchine: adesso, in compenso, ogni ora è scandita dalla campana del paese, a neanche duecento metri dalla casa. Le sette del mattino sembrano essere un vero evento, perchè lo scampanìo è ripetuto e incessante.
I gabbiani sono stati sostituiti da altri volatili. Normalmente sono silenziosi, ma occasionalmente fanno un casino da manicomio. Sto parlando di oche e anatre. Proprio adesso, a pochi metri dalla mia finestra, tre oche si preparano a starnazzare in coro.
Ma il rumore che mi accompagna notte e giorno è quello del fiume, abbondante e vicinissimo. nel periodo delle piogge (disastroso, ma per altri motivi che forse riporterò in seguito) sembrava il rio delle amazzoni. Ora è quieto e ridotto a un fruscìo, ma in altre occasioni è insopportabile. penso che prima o poi mi ci abituerò e non lo sentirò più, un po' come chi abita vicino a zone sulfuree non sente il fetore della propria località.

Olfatto.
Essendo in inverno, non posso certo dire che il mio naso senta la natura che mi circonda. Piuttosto è chiaro quello che non sente: assolutamente assente ogni puzza di smog. Mi accoglie, la sera, un acre odore di legna bruciata: qui quasi tutti hanno la stufa (me compresa).

Vista.
Il verde e marrone degli alberi invernali la fanno da padroni, insieme al grigio delle pietre delle case; qui ho l'impressione di essere in uno di quei posti in cui facevo dei bei giri le domeniche con M. Non mi sono ancora resa conto di non essere in villeggiatura.
Quello che mi colpisce di più la vista, ultimamente, è però quello che i miei occhi percepiscono di sera, col buio e senza luna. Non ho mai visto le stelle così bene, nitide e vicine.

Tatto.
E' umido. E' freddo. Quando stendo i panni mi si congelano le mani e se piove è una lotta all'ultimo sangue con la muffa. I primi tempi ci è pure piovuto in casa. le case, ora lo so, bisogna vederle in inverno. Però ho il pavimento in legno, la stufa calda ogni sera, e coperte su coperte. Anche nuove tende per le finestre, grezze o impalpabili. Insomma, c'è rimedio a tutto. E appena esce il sole mi siedo sul gradino del terrazzo e mi sento in estate.

Gusto.
Notoriamente la casa non ha sapore.
Aspetto la primavera per dissodare la terra e preparare l'orto. Effettivamente non vedo l'ora, mi prudono le mani.
Allora sì che mangerò qualcosa di nuovo, e anche la casa avrà un nuovo gusto.

Sesto senso.
Quando abbiamo comprato questa casa, dopo mille difficoltà economiche e non, sapevamo che chi ci viveva prima di noi non era stato felice. Per parecchio tempo mi ci sono sentita a disagio, specialmente nei momenti di difficoltà e quando sono insorti nuovi problemi, e coi problemi le spese non preventivate.
Poi, piano piano ha cominciato a diventare veramente "nostra": la sera stiamo in cucina con la stufa accesa, poi sul divano arancione e il letto regalato-usato, anche se è la metà di quello che avevamo prima, è un rifugio sicuro. Ho appeso le mie sgualcite bandierine tibetane alla finestra e una scultura casuale di pasta di pane e a poco a poco la nostra abitazione ha cambiato fisionomia.
Adesso, nei fine settimana invitiamo spesso gli amici e, nella cucina nuova, che è il triplo della precedente, le ore passano veloci.
Non so se sarà la casa della mia vita, ma adesso è casa mia. Nostra.

Ecco, il tè è diventato freddo.

lunedì 25 gennaio 2010

Ritorno!

Di nuovo qui!!
Non vedevo l'ora.
Finalmente, dopo una difficoltosissima fase di transizione durata quasi sei mesi, sono di nuovo sul mio vecchio blog. Da settembre a questa parte ho vissuto una delle fasi più travagliate della mia vita che, in un ristrettissimo brodo di parole, si possono riassumere così: a settembre ho acquistato la casa nuova, a ottobre ho fatto il trasloco e i lavori, a fine novembre ho avuto una cucina e gli elettrodomestici, a fine dicembre il riscaldamento (!!!) e a fine gennaio telefono e internet.
Oggi prendo contatti col mondo senza fronzoli nè foto; da domani o poco più tornerò quella di sempre. O quasi.